L'intimità della materia


In una trama, nelle architetture di un corpo, fra le geometrie del paesaggio la materia conserva e diffonde il suo dato di estraneità e familiarità. Ogni gesto, uno spazio naturale veicolano memorie e gelo sulfureo. L’essenza delle cose si disfa e si riforma sotto l’influenza di un campo informato: ora si palesa attraverso panorami ordinari che continuamente cangiano, altrove si rivela attraverso fili di memorie, sulla pelle di una narrazione corporea.Indagare la materia facendosi piccoli, stare vicini ad un silenzio di carne è allora un momento per rileggere gli spazi del mondo. Nel disegno questa dimensione parla di tratti, curve in divenire, lascia affiorare un sentimentalismo fresco senza velleità romantiche. Le carni si fanno molli di vecchiaia o malinconia, altrove però un brulichio color grafite invoca il nuovo. La fotografia si fa pittura, campo di algide riflessioni. In un punto l’occhio può appoggiarsi e cominciare “ad entrare” per fare esperienza dell’esistere. 
Nella cornice il panorama si compone delle parole di un diario. La poesia, il tratto si fanno evocazione di ciò che è stato o di ciò che, da qualche parte in un attimo, poteva accadere. La mano che scrive si fa linea per raccontare l’abbraccio, la donna, il nulla stesso. La derealizzazione delle cose prende il sopravvento nella fotografia pittorica. Mutevole e vecchia nella sua essenza la materia è ora rivista, scomposta e ricomposta. Primitiva e misteriosa agita la visione quotidiana. Il dettaglio disorienta, si fa panorama. La semplicità lascia il posto a un movimento complesso di linee e sostanze del vivere. La mostra è il dialogo intermittente e baciato fra carta e pellicola, calore e distanza, terre interiori e paesaggi ancora sconosciuti. Lo spettatore è invitato a indagare gli angoli vivi in cui si assiepano i ricordi, gli orizzonti che invece ancora hanno tutto da svelare. Ogni frammento selvatico dell’esistere restituisce casa e viaggio, quelle dimensioni possibiliste grazie alle quali ci accorgiamo dove è possibile sostare, a volte anche solo attraverso l’appoggiarsi fugace dello sguardo. Giulia Scandolara

In a plot, in the architecture of a body, between the geometries of the landscape, matter preserves and diffuses its data of strangeness and familiarity. Every gesture, a natural space carry memories and sulphurous frost. The essence of things is unraveled and reformed under the influence of a well-informed field: now it is revealed through ordinary panoramas that continuously cangiano, elsewhere, is revealed through threads of memories, on the skin of a bodily narration. being close to a silence of flesh is then a moment to re-read the spaces of the world. In drawing, this dimension speaks of traits, curves in the making, a fresh sentimentality emerges without romantic ambitions. The meat becomes soft with old age or melancholy, but elsewhere a swirling graphite invokes the new. Photography becomes painting, a field of icy reflections. At one point the eye can lean and begin "to enter" to experience the existence.
In the frame the panorama consists of the words of a diary. Poetry, the trait evoke what has been or what, somewhere in a moment, could have happened. The hand that writes becomes a line to tell the embrace, the woman, the nothingness itself. The derealization of things takes over in pictorial photography. Matter in its essence, matter is now revised, decomposed and recomposed. Primitive and mysterious agitates the daily vision. The detail confuses, it becomes a panorama. Simplicity gives way to a complex movement of lines and substances of life. The exhibition is intermittent dialogue and kissed between paper and film, heat and distance, inner lands and still unknown landscapes. The viewer is invited to investigate the vivid angles in which memories are gathered, the horizons that instead still have everything to reveal. Every wild fragment of existence returns home and journey, those possible dimensions thanks to which we realize where it is possible to stop, sometimes even only through the fleeting leaning of the eye. Giulia Scandolara