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Cerchi di educare il tuo compagno o la tua compagna?

Aggiornamento: 12 minuti fa

 

Giulia Scandolara counseling online

Se solo capisse che…” – non è l’altra persona, a dover comprendere qualcosa. Ma sei tu, che devi iniziare a prendere sul serio il tuo malanimo, all’interno della relazione di coppia.


Se vuoi educare, il rapporto non è alla pari

Molte delle sofferenze che consumano la tua energia all'interno di un rapporto nascono infatti da questo spostamento: ti concentri su quello che l’altra persona dovrebbe fare, o comprendere. E nel frattempo perdi di vista il peso di ciò che senti.


"Dovrebbe fare così"

Passi mesi ad aspettare che l'altro capisca, speri che migliori, o che guarisca dalle proprie zone d'ombra. “Sono anni che gli chiedo di andare in terapia, ma non vuole lavorare su di sé” – dice una mia cliente.


Eppure, il problema non è lui (o lei, nel caso di altre circostanze) bensì il fatto che la mia cliente si accanisca col partner, per spingerlo a migliorarsi, e a cambiare.


Questo atteggiamento è un doloroso autoinganno. Perché, così facendo, la persona (in questo caso la mia cliente) sposta continuamente l'attenzione sulle mancanze di chi le sta accanto. E questo spostamento permette, inconsciamente, non le permette di guardare dentro sé stessa, là dove frustrazione, infelicità, e rabbia hanno la meglio.

 

Guardati tu!

Comportarsi con maturità emotiva significa smettere di focalizzarsi sull'altra persona, e iniziare a prendersi cura di ciò che si sente. Ascoltando la propria frustrazione, la mia cliente ha finalmente preso la decisione di separarsi dal suo convivente storico.


Detto questo: stare in coppia in modo consapevole significa comprendere che non abbiamo il potere di cambiare l’altra persona. Soprattutto quando, un potenziale latente di miglioramento, ci fa credere che l’altra persona sia davvero disposta a rivedere ciò che fa.


Magari il tuo compagno o la tua compagna “potrebbero potenzialmente” migliorare. Ma questo miglioramento resta “sulla carta” da troppo tempo. Il punto è non illudersi.

 

Non sai come cambiare atteggiamento?

Se ti trovi incastrato o incastrata in dinamiche disfunzionali, la domanda cruciale da porsi non è “come posso modificare il comportamento del mio compagno/della mia compagna?”.


Il punto, invece, è avere il coraggio di chiederti: “cosa accadrebbe, se ascoltassi le mie emozioni? Cosa ho paura e voglia di fare?”.


Allo stesso tempo, se decidi davvero di dare credito a ciò che senti, devi sapere che servirà sostenere il tuo bisogno. Ad esempio, attraverso un ripensamento del tuo modo di fare, ora nella relazione di coppia, ora in relazione ai tuoi stessi bisogni – forse a lungo sacrificati.


Sarà importante scardinare quei meccanismi che ti portano sempre a mettere in primo piano l’altra persona, per ritrovare invece la tua centralità.


E, affinché tu possa riacquistare te, il tuo centro, il tuo bisogno, sarà necessario analizzare con onestà quei tratti della tua personalità che ti spingono a reiterare copioni logoranti. I miei percorsi di Counseling – a proposito – forniscono proprio lo spazio necessario a rivedere ciò che fai e come ti danneggi.

 

Tendi al sacrificio, e rinunci a te

Il primo grande nodo su cui lavorare riguarda la tendenza a sacrificarsi in nome di un amore che, nei fatti, si rivela unidirezionale.


Molte persone confondono la dedizione con l'annullamento. In tanti credono che sopportare la mancanza di rispetto, l'indifferenza o l'instabilità del partner sia una prova di forza o di grande lealtà. Spoiler: così non è.


Cambiare si può

In realtà, questa propensione al martirio nasconde una profonda incapacità di scegliere sé stessi e di tracciare confini sani. Quando il sacrificio diventa una costante, nella relazione, smetti di essere un partner alla pari, e riveli di essere in ostaggio della paura dell'abbandono o del vuoto.


Rivedere questo tratto significa comprendere che amare non significa mai perdere la propria dignità, e che la prima persona a cui dobbiamo lealtà siamo noi stessi.


L'illusione di dover educare il partner

Un'altra dinamica logorante è appunto quella che spinge a vestire i panni dell'educatore o del salvatore all'interno della coppia.


Ci si convince, spesso in modo sottile, che il partner sia un progetto da portare a termine, una persona da guidare, istruire o correggere, per portarla al livello di maturità desiderato. Credo sia una delle strade più rischiose, in amore.


Questo atteggiamento, oltre a essere intrinsecamente privo di rispetto per l'individualità altrui, genera un circolo vizioso fatto di frustrazione, risentimento, e svalutazione reciproca.


Cosa si nasconde dietro al bisogno di educare

Pretendere di educare un adulto significa porsi in una posizione di superiorità nei suoi confronti. E questa modalità distrugge quella parità necessaria a creare un legame sano.


Dietro l’urgenza di educare il compagno o la compagna, si cela spesso il bisogno di controllo, e la difficoltà ad accettare la realtà per quella che è.


Se reputi che un partner abbia bisogno di essere educato, per poter essere amato, sappi che non stai amando una persona reale, ma l'idea di chi potrebbe diventare sotto la tua guida. È una manipolazione devastante!

 

Accettare la realtà, con i suoi naturali conflitti

L'evoluzione personale e la felicità relazionale passano inevitabilmente attraverso un doloroso quanto liberatorio bagno di realtà.


Smantellare l'abitudine al sacrificio e l'illusione del controllo permette di riappropriarsi del tuo potere personale. E, vivere nella coppia, a partire da te, trasforma il rapporto da “terreno di scontro o dominio” a “spazio di autentica condivisione tra adulti consapevoli”.

 

Se, leggere questo articolo, ti ha fatto comprendere che dovresti rivedere qualcosa, di come ti comporti in amore, puoi prenotare un’ora di Counseling online, e valutare poi di intraprendere un percorso breve di relazione d’aiuto.


Giulia Scandolara - Gestalt Counselor

 
 
 

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