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Chiudere davvero una relazione

Giulia Scandolara counseling online

Chiudere davvero una relazione non è semplice né immediato. Ci sono relazioni che finiscono "nei fatti", ma continuano a vivere nella mente. Sto parlando di quelle storie che si trascinano in un limbo.


Le due persone continuano a mandarsi messaggi. Oppure accadono ritorni di fiamma che sanno di “minestra riscaldata”, ma dire di no sembra impossibile. Ancora, la relazione finita continua attraverso controlli ossessivi sui social.


Se ti trovi in questa situazione, sai perfettamente quanto possa essere logorante. Forse ti sei già detta o detto cento volte "questa è l'ultima volta che ci provo", per poi ritrovarti al punto di partenza.

 

Perché è così difficile dire addio in modo definitivo?

Il problema è che chiudere davvero una relazione non significa semplicemente smettere di vedersi. Richiede un atto di maturità emotiva e, soprattutto, una vera e propria strategia d’uscita.


Serve sganciare la mente, e dare al cervello una dimensione nuova, nel futuro, che faccia cambiare traiettoria alla tua attenzione.

 

Il mito della chiusura immediata (e perché non funziona)

Molti pensano che per chiudere una storia basti un atto di forza: un blocco su WhatsApp, una discussione definitiva, un taglio netto.


Certamente questi possono essere passi utili, ma se dentro di te non è avvenuto uno sgancio profondo, il bisogno dell’altra persona tornerà a tendersi alla prima notte di solitudine o al primo momento di vulnerabilità.


La fine di una relazione è a tutti gli effetti un lutto.


E, come ogni lutto richiede di attraversare delle fasi. Lo dico pensando a tutte quelle persone che mi dicono “non riesco a dimenticarlo” o “non riesco a dimenticarla”. Ma per forza: non è il primo passo da fare, e non questo, ciò di cui ci si deve occupare, inizialmente.

 

“Non so stare senza” (lui/lei)

Quando una persona manca di maturità emotiva tende a confondere la mancanza dell'altro con l'amore. Dunque, crede che se l’altro manchi così tanto, debba per forza essere ‘per amore’.


Spesso non ci manca quella persona specifica (di cui magari ricordiamo benissimo i difetti e le sofferenze che ci causava), ma ci manca l'abitudine, la sicurezza che ci dava in coppia, o l'idea di chi eravamo noi all'interno di quella storia.


Inutile  dire che il sesso è poi uno dei ganci più forti, un aspetto che spesso impedisce di chiudere davvero del tutto con la relazione passata.

 

Cosa ti impedisce di sganciarti?

Per smettere di tornare indietro dobbiamo prima capire cosa ti tiene incatenata o incatenato al passato. Nella mia esperienza di Counselor, ho visto che i blocchi più comuni sono spesso invisibili a occhio nudo. Me ne vengono in mente alcuni, che condivido qui:


  • La speranza tossica: è l’'illusione che l'altro, prima o poi, cambierà o capirà il nostro valore


  • Il senso di colpa: in questo caso, il blocco nasce dalla paura di far soffrire l'ex partner o di aver fallito nel progetto di vita. Conosco molte persone sofferenti, spostate, che non si vogliono separare solo perché hanno una concezione altissima, del matrimonio. Separarsi renderebbe felici queste persone, che però si sentirebbero di aver fallito nella vita


  • Il vuoto identitario: in questo caso il blocco è anche in relazione al futuro. La persona si domanda (senza trovare risposta): "chi sono io, adesso, senza questa relazione?". Solitamente, a questa domanda si risponde con un lavoro su di sé, un viaggio di riappropriazione identitaria


Infine, per me è importante ricordare che, finché non porti la luce su questi meccanismi automatici, sarai sempre vulnerabile ai ritorni.


Serve una strategia per non tornare indietro

Uscire da una storia in modo sostenibile e definitivo richiede tempo e strategia. Non ci si improvvisa liberi. Costruire una strategia d'uscita significa pianificare il proprio distacco emotivo (e a volte pratico) passo dopo passo:


  1. Serve riconoscere i propri "trigger": occorre cioè capire in quali momenti della giornata o della settimana cedi alla tentazione di ricontattare l'altra persona, per poter prevenire il gesto


  2. È indispensabile riorganizzare il quotidiano: devi ricominciare a investire su di te, sui tuoi spazi, sulle passioni, e sulla tua rete sociale, riempiendo quel vuoto in modo sensato (ovvero, che abbia una direzione)


  3. Occorre sostenere il proprio cambiamento conoscendone le oscillazioni: devi accettare che ci saranno giorni difficili e di forte nostalgia, e altri in cui andrà meglio. Non usare i giorni difficili come scusa per fare marcia indietro

 

Come il mio Counseling può aiutarti a voltare pagina

Se senti che da sola o da solo non riesci a spezzare questo filo invisibile, cerca di non colpevolizzarti e, piuttosto, lasciati aiutare. È perfettamente normale chiedere aiuto quando ci si trova intrappolati in un labirinto emotivo.


Un percorso breve di Counseling non serve a cancellare magicamente il dolore della separazione, ma a darti una mappa per muoverti verso una direzione chiara. In un percorso insieme ti guiderò a:


  • Vedere chiaramente cosa ti sta impedendo di sganciarti, disinnescando i tuoi nodi emotivi


  • Sviluppare quella maturità emotiva necessaria per accogliere la fine come parte del ciclo della vita, e non come un fallimento personale


  • Disegnare la tua strategia su misura, affinché il cambiamento sia solido, duraturo e affinché tu possa finalmente camminare verso il tuo futuro senza guardarti continuamente indietro


La tua serenità merita di non essere più rimandata. Inizia oggi a riprenderti la tua vita.


Se sei pronta o pronto a fare il primo vero passo per chiudere ciò che non ti fa più bene e fare spazio al nuovo, io sono qui per accompagnarti. Prenota la tua prima ora di Counseling online, e ripartiamo, insieme!


Giulia Scandolara - Gestalt Counselor

 
 
 

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