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Counseling online e il rischio del “testa a testa”

 

Giulia Scandolara Counseling online

Aiutare gli altri richiede il rispetto di molte, moltissime regole. I clienti nemmeno se lo immaginano.


Anche i clienti hanno delle responsabilità

È per questo che, prima di accompagnare una persona in un percorso, cerco di informarla al meglio che posso su tutto quello che c’è da sapere. Ma resta un “compito” del cliente, leggere i post che consiglio. Non tutti lo fanno, e il risultato si vede.


Non conoscendo le regole dell’aiuto, si manda all’aria un intero percorso, per qualche capriccio egoico.


Cosa deve fare chi vuole iniziare un percorso breve con me?

Leggere le cose che invio, e che chiedo di leggere. I clienti non sanno niente, delle regole dell’aiuto. Non sanno ad esempio che, appena si sentiranno più forti, tenderanno a mordere proprio la mano che li aiuta.


Devono entrare in consulenza preparati, il che significa comprendere come si devono comportare, per evitare di buttare via tempo e denaro.


Le regole che chiedo di leggere e conoscere non sono una forma di potere che esercito io, sul cliente. Ma sono delle buone pratiche perché tutto vada per il verso giusto. Mi spiego.


Regole, perché le cose funzionino

Sali in aereo. Ti dicono di allacciare le cinture. Non puoi fare quello che vuoi, quando sei in fase di decollo e atterraggio, perché sì, tu da solo, puoi compromettere la sicurezza del volo, o puoi sovraesporre te stesso a dei rischi.


Ecco. Anche nella relazione d’aiuto esistono delle regole perché tutto “fili liscio”. Una regola implicita è non sfidare il professionista in un inutile testa a testa, là dove ti mette dei paletti.


Se hai scelto un professionista, in ogni ambito, lascialo lavorare. Lasciagli fare quello per cui tu l’hai pagato, anche e soprattutto là dove non comprenderai il suo lavoro. Perché, in effetti, non è il tuo lavoro.


Torno al mio esempio. Non andresti mai dal pilota dell’aereo a sentenziare sul fatto che ti ha costretto a mettere la cintura di sicurezza.


Ma, non si sa come, in molti ambiti, tanti clienti indisciplinati pensano di poter dire ai professionisti come devono lavorare, rimettendo in discussione quelle regole che avevo condiviso in tempi di pace.


Clienti arroganti, o che vogliono sempre comandare

“Ma io non lo farò! Ho capito” – beh, sappi che lo dicono in molti. Ma pochi si risparmiano l’esperienza del mandare all’aria tutto, per un moto di egocentrismo.


Perché (altro tema) ogni cliente della relazione d’aiuto pensa di essere l’unica persona che io abbia in carico, e mai pensa (giustamente, sì e no) all’ecosistema che proteggo attraverso le regole dell’aiuto, un cliente alla volta, 20/30 clienti al mese, per evitare inutili sbavature e perdite di focus su ogni singolo percorso.


In un mondo approssimativo, in cui è pieno di persone che “fanno le cose a caso”, al caso non lascio niente. Se lo apprezzi in fase di scelta, devi contemplare che, questa mia caratteristica, come professionista, sarai chiamato o chiamata a rispettarla anche nel bel mezzo del nostro percorso insieme.


E, nel bel mezzo del nostro percorso insieme, toccherò tanti tasti che ti faranno venire voglia di darmi una “zampata sul muso”.


Dovrai evitare di scambiare la relazione d’aiuto per un attacco personale. E dovrai ricordare che, come professionista, non sto dicendo e facendo ciò che dico e faccio “per caso”. Ma per portarti oltre la difficoltà.


Non sputare in cielo perché ti torna in faccia

Fare un testa a testa con un professionista non è mai una buona idea. Perché se hai scelto un professionista direttivo affinché ti conduca nella risoluzione delle tue difficoltà, non puoi volerlo “condurre tu” là dove sa esattamente cosa sta facendo.


Per il bene dei miei clienti metto costantemente confini. E questo fa incazzare molti.

Ma, per il bene dei miei clienti, e dei cambiamenti che vogliono raggiungere, questi confini sono indispensabili.


Purtroppo, molti adulti si comportano ancora da bambini. Fanno 15 discorsi contemporaneamente. Non sanno stare fermi su un punto, e vogliono essere ovunque (via mail, via chat, di notte via mail, via WhatsApp).


Vogliono pestare i piedi perché non possono fare quello che pare a loro, ma si lamentano perché – proprio a causa di questo atteggiamento infantile – hanno difficoltà ad uscire dalle loro crisi personali.


Devi pensarci molto bene: sei disposto ad accettare di essere adultizzato, adultizzata? Oppure, appena ti metterò un freno, là dove fai il tuo sabotaggio, ti rivolterai anche tu contro di me?

 

Aiutare è una cosa seria e complessa: forse un percorso non fa per te

Il Counseling online è oggi uno degli strumenti più potenti per prendersi cura del proprio mondo emotivo, delle  proprie relazioni, e dei momenti di crisi personale.


La possibilità di essere accompagnati in uno spazio protetto, anche da remoto, rende questo percorso accessibile, continuativo e profondamente trasformativo.


Eppure, proprio perché il Counseling online è più vicino alla quotidianità delle persone (rispetto ad altre discipline “psi”) spesso viene frainteso nel suo funzionamento più profondo. Troppe volte, i clienti scambiano la vicinanza con il “posso fare come voglio", pretendendo sempre attenzioni.


Quando questo accade, il percorso smette di essere un luogo di crescita e diventa uno spazio di tensione, controllo e resistenza. In questi casi, non è in gioco solo l’efficacia del Counseling, ma la possibilità stessa di creare una relazione che possa sostenere un cambiamento reale.

 

Counseling online e “il testa a testa”: la dinamica blocca il percorso

Il Counseling online non è una gara tra due forze. Non è un duello emotivo, né un terreno su cui dimostrare chi ha più ragione, più controllo o più resistenza. È una relazione professionale fondata su un’alleanza, su un patto di fiducia e su una responsabilità condivisa.


Quando la persona che chiede aiuto entra nel percorso con l’atteggiamento del “testa a testa”, spesso non lo fa per cattiveria o per arroganza, ma per abitudine relazionale.


Molti adulti hanno imparato a stare al mondo difendendosi, combattendo. Questo schema, che magari ha avuto una funzione protettiva in passato, diventa un “signor ostacolo” nel Counseling online.


La relazione d’aiuto non può funzionare se viene vissuta come il cliente vive tutto come una sfida. Perché allora il professionista smette di essere una guida, e viene percepito come un avversario da mettere alla prova, o da buttare a terra con svariati tentativi.


Il percorso si irrigidisce, il dialogo si svuota e l’obiettivo del benessere personale passa in secondo piano rispetto al bisogno di non cedere terreno.


Questi sono aspetti che non dice nessuno. Perché, nel mondo dei social, è più facile passare l’idea di un aiuto che è assistenzialismo, anziché reale presa in carico di sé stessi.


Sì perché, nella relazione d’aiuto, non sono i professionisti a dover portare “le responsabilità” della persona. Ma è la persona, che deve, sotto le sollecitazioni del Counselor, farsi carico di sé.


Counseling online: il valore dei confini

Nel counseling online esistono confini, tempi, modalità e una cornice professionale chiara. Questi elementi non sono formalità fredde né rigidità burocratiche. Sono lo spazio che rende possibile un lavoro profondo, sicuro e trasformativo.


Quando una persona entra in un percorso con l’idea di dover “tenere testa” al professionista, spesso vive i confini come una limitazione, come se le regole fossero un modo per togliere potere o libertà.


In realtà accade l’opposto. I confini, nel Counseling online, servono a proteggere la relazione d’aiuto dalla confusione dei ruoli, dalle dinamiche di controllo, e dalla tentazione di usare l’altro come uno strumento per confermare il proprio bisogno di lottare contro il mondo, o difendersi dal mondo.


Il “testa a testa” nasce spesso dal timore che il cliente ha di affidarsi davvero.

Mettersi in relazione in modo autentico espone, rende vulnerabili, toglie l’illusione di avere sempre il controllo. Ed è giusto che sia così: è giusto che il cliente metta mano a queste difficoltà.


Trasformare il percorso in una sfida non permette di entrare nel processo di cambiamento. Fine. È una strategia di protezione, quella attuata dal cliente che, alla lunga, impedisce qualsiasi trasformazione reale, e distrugge del tutto la relazione professionista cliente.


Counseling online: quando il bisogno di controllo sostituisce il desiderio di stare meglio

Dietro la dinamica del “testa a testa” si nasconde spesso un bisogno profondo di controllo da parte del cliente, o della cliente.


Per alcune persone, chiedere aiuto è già di per sé un atto difficile. Significa riconoscere un limite, un punto di fragilità.


Il confronto diretto con un professionista può riattivare vecchie ferite legate all’autorità, alla fiducia, al sentirsi visti davvero. Questi sono aspetti che possono attivare nel cliente moti di egocentrismo, rabbia, desiderio di rivalsa, il bisogno di attaccare il professionista.


Il risultato è una relazione che si muove sul piano della resistenza più che su quello dell’ascolto. Il Counseling online, in questi casi, viene vissuto come uno spazio in cui dimostrare di non aver bisogno di nessuno, invece che come un luogo in cui imparare a stare in relazione.


Questo spostamento sottile, ma decisivo, cambia completamente il senso del percorso. L’aiuto diventa impossibile, perché la fiducia si è incrinata, a causa della sfida che il cliente ha deciso di stabilire con il professionista.


A questo punto, non si tratta più di lavorare su di sé. Il cliente vuole difendere la propria autonomia, e un’immagine di forza che, paradossalmente, finisce per diventare una gabbia. La relazione d’aiuto va chiusa, perché impossibile.


Dalla lotta all’alleanza

Un percorso di counseling online funziona quando si fonda su un’alleanza. L’alleanza non è dipendenza, non è sottomissione e non è perdita di autonomia.


È una collaborazione tra due adulti in cui ognuno ha un ruolo chiaro. Il professionista porta competenza, struttura, visione e uno spazio di contenimento emotivo.


La persona che chiede aiuto porta la propria storia, la propria disponibilità a guardarsi, il proprio impegno nel processo di cambiamento.


Evitare il “testa a testa” significa spostarsi dalla logica del confronto alla logica dell’incontro. Significa permettere alla relazione d’aiuto di diventare un luogo sicuro in cui non è necessario attaccare, o difendersi continuamente.


Il cliente deve collaborare, e non puntare i piedi

In questo spazio, la forza non sta nel resistere alle “direzioni” suggerite dal professionista, ma nel lasciarsi accompagnare mentre si impara a stare in piedi in modo nuovo.


Il Counseling online non promette soluzioni immediate né scorciatoie emotive. Promette un processo. Un processo che richiede il rispetto delle regole, la chiarezza dei confini e una disponibilità autentica a mettersi in gioco.


Quando questo patto viene accettato, il percorso diventa uno spazio di crescita reale. Quando viene trasformato in un “testa a testa”, si perde l’occasione di incontrare una parte di sé che non ha bisogno di vincere, ma di essere ascoltata.


Giulia Scandolara - Gestalt Counselor

 
 
 

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