Ritrovare sé stessi, esprimersi, e comunicarsi

Mi piace dire che, imparare a comunicarsi (dunque non solo “imparare a comunicare”) è l’arte di esprimere sé stessi nel mondo.
E, esprimersi, ci richiede, non solo di trovare le parole “giuste per dirci”. Esprimerci ci obbliga a vedere chi siamo, dentro, per comprendere quali bisogni abbiamo, e come possiamo vederli soddisfatti, quando andiamo nelle relazioni.
Impara a comunicare e ritrova te
Comunicare è l’arte di esprimere i tuoi bisogni, il messaggio insito nelle tue emozioni, sia nelle relazioni, che sul posto di lavoro.
Molte persone non sanno come parlare, e quindi comunicano sull’onda della rabbia. Peggio ancora, non sapendo come comunicarsi finiscono per scegliere il silenzio.
Chi non sa comunicare aggredisce o scompare
Ecco allora che, sul lavoro, ma non solo, si diventa invisibili (o aggressivi, aggressive). E nelle relazioni (di coppia, amicali) ci si sente incompresi, non visti. O si finisce per scavalcare gli altri con fiumi di parole. Magari rabbiose.
In un periodo storico in cui la polarizzazione va di moda, le persone conoscono solo “il bianco o il nero”. Scomparire/aggredire. Parlare/tacere. Reprimersi/invadere.
In mezzo a questi estremismi – che non vanno mai bene, perché ci oscurano come persone, nelle relazioni – esiste l’arte del scegliere le parole per dirsi, dopo che ci si è davvero ascoltati nel profondo. È un’arte. Anche “bella complessa”, se posso dire. E si apprende negli anni. Non in un corso di 3 ore sulla comunicazione.
Impara a comunicare in modo efficace
Ma cosa vuol dire esattamente “imparare a comunicare in modo efficace"?
Se lo chiedi a me, una comunicazione, un’affermazione verbale che va da te all’altra persona, è efficace quando:
Tu esponi con chiarezza ciò che è il tuo bisogno, attraverso parole dette in modo soppesato (parole, quindi, che non sono scagliate addosso all’altro, ma appoggiate “nel mezzo” della relazione, di modo che l’altra persona le possa accogliere)
Tu tieni in considerazione allo stesso tempo due fattori: il bisogno, o ciò che vuoi comunicare, e la persona che riceve quel messaggio
Questo modo di comunicare preserva la tua unicità, ma tutela anche l’altra persona. Tu non subisci, tu non attacchi.
Sei presente a te, e in relazione all’altra persona
La verità è che la maggior parte delle persone non sa esprimersi. Perché non ci viene insegnato, a esprimerci. Soffriamo di un “analfabetismo emotivo-comunicativo-relazionale” che poi crea conflitti inutili, incomprensioni e rotture dolorose con gli altri.
Occupati delle tue carenze o difficoltà
Ok, non ce l’hanno insegnato. Ma ora, se siamo davvero adulti, dobbiamo decidere di apprendere questa competenza del comunicarci. Altrimenti saremo a tutti gli effetti persone che decidono di non provvedere ai propri mali relazionali.
Là dove decidiamo di “metterci ai lavori”, dobbiamo comprendere anche che, saper comunicare non significa semplicemente parlare bene o essere persuasivi.
Ci richiede un lavoro ben più strutturato del semplice “usare bene le parole”. Lo dico perché va evitata la trappola dei corsi e corsetti (o corsacci) che ci danno formule grammaticali o comportamentali, ma non toccano mai la nostra vita emotiva interiore.
Comunicare è esistere
Comunicare è: sentire, ascoltare il tuo mondo emotivo interiore, riflettere su questo, prima di dire. Comunicare è respiro. È dare spazio alle emozioni che, accolte, ci rivelano sia il bisogno che va comunicato, sia il messaggio.
Poi, comunicare è trovare la formula giusta, ma a partire da te, e non dalle regole buone per tutti. Valutando anche se “è il momento giusto”, per dire ciò che vuoi dire.
Non c’è una scienza delle interazioni, un manuale dato e finito “per”. Ci sei tu, che devi impratichirti di chi sei. Per dirti.
Comunicazione efficace: parte dal saper sentire le tue emozioni
La comunicazione interpersonale non è un processo puramente logico o verbale. La vera comunicazione nasce dall'ascolto di noi stessi. Se non sei in grado di sentire le tue emozioni e di connetterti profondamente con il tuo sentire, come puoi sperare che gli altri comprendano ciò di cui hai bisogno?
Comunicare parte dal sentire
Prima ancora di parlare, dovresti chiederti cosa senti.
Quando reprimi la rabbia, la tristezza o la paura per timore del giudizio altrui, crei un muro. Quel blocco emotivo si trasforma in un rumore di fondo che inquina ogni tua interazione.
Imparare a comunicare significa fare spazio a ciò che provi, validare, riconoscere le tue emozioni e usarle come bussola per orientarti nel mondo. Solo quando ti connetti con il tuo mondo interno, puoi tradurre il tuo vissuto in parole chiare, autentiche e non violente.
Serve tempo, per imparare a fare tutto questo e, in un mondo di persone che vivono senza mai riflettere, questo tempo di “apprendimento comunicativo” è dato dalla relazione d’aiuto breve.

L'impatto del non dire: la mancata espressione distrugge le relazioni
Non esprimersi ha un costo altissimo. Quando rinunci ad affermare la tua voce, getti le basi per una serie di problemi che logorano, non solo la tua salute mentale, ma anche la qualità dei tuoi legami. Questo perché il non parlare può essere frainteso. E il non dire le cose con chiarezza (altro tema) può creare incomprensioni e malintesi.
I non detti che si accumulano finiscono poi per provocare risentimento, sia in coppia, che nelle amicizie. Le parole non dette – come spiego spesso a chi inizia un percorso su di sé – continuano a lavorarti dentro, e portano al rimuginio.
Il rimuginio protratto (dovresti tenerne conto) può portare al burnout.
Quando non esprimi un dissenso o non metti un limite, la mente continua a lavorare. Di giorno, e anche di notte.
Aggiungo che, molti disturbi del sonno sono causati proprio dalle parole non dette, o dai pensieri inespressi. Il rimuginio notturno e diurno consuma le persone e esaurisce le energie psicofisiche.
Il non dire, sul posto si lavoro
Credo che, due delle conseguenze più pericolose delle parole non dette, sul posto di lavoro, siano l’invisibilità (di sé e delle proprie necessità) e il mobbing.
Chi non sa come comunicare efficacemente i propri confini rischia di diventare un bersaglio facile. Finisce per subire dinamiche di prevaricazione o resta perennemente nell'ombra, senza vedere riconosciuto il proprio valore.
Amor proprio e espressione dei propri bisogni: le fondamenta per farsi rispettare
Le persone che scelgono di coltivare l'amor proprio e che vogliono sentirsi rispettate devono fare un passo fondamentale: imparare a comunicare a partire dai propri bisogni.
Mi piace dire che, quando le persone funzionano a partire dall’amore di sé, tutto si fa più chiaro e semplice. È un attimo, ristabilire i confini, e trovare anche le parole giuste “per dirsi”.
Impara a rispettarti
Rispettarsi – che è poi una conseguenza dell’aver amor proprio – significa riconoscere di avere il diritto di esistere, in mezzo agli altri. È un legittimarsi a occupare spazio nel mondo, un credersi che consente di esprimere la propria preferenza o il proprio rifiuto, in ogni situazione o contesto.
Le persone che non sanno dire “no”, “non ora”, “non mi va”, “non adesso”, “non sono d’accordo”, potrebbero non avere amor proprio.
E va detto in modo chiaro: chi si rispetta sa dispiacere gli altri, per restare coerente a sé, non perdere energie, risorse personali, focus, nel posto sbagliato o nel contesto che non gli/le appartiene.
Dire "Ho bisogno di spazio", "Non mi sento valorizzato in questo progetto" o "Questo comportamento mi ferisce" è molto più che un’esternazione di massima onestà. È un modo per affermare il proprio diritto a esistere bene.
Comunicare i propri bisogni, anche dispiacendo, o disattendendo le aspettative altrui è l'unico modo per tracciare confini sani, proteggere la propria unicità e farsi rispettare dagli altri in qualunque contesto (professionale, di coppia, amicale).
Un percorso di Counseling come via di rinascita e affermazione personale
Se hai sempre fatto fatica a esprimerti e ad affermarti nel mondo del lavoro e delle relazioni, sappi che puoi provvedere! Se è vero che nessuno ci insegna a mettere confini sani, o a coltivare l’amor proprio, è anche vero che tocca a te provvedere.
Nessuno, a scuola, o durante la nostra crescita, ci insegna ad ascoltarci, conoscerci davvero per la nostra natura autentica, e a farci rispettare, in allineamento con essa. Ed è proprio per questo che, diventati adulti, sta a noi decidere se diventare genitori o genitrici di noi stessi, per darci quell’educazione relazionale che ci è mancata.
Diventa genitore di te stesso o te stessa
Si può imparare a comunicare. Si deve. Si può imparare a legittimare i propri bisogni, e anche a esprimerli, affinché anche gli altri sappiano chi siamo.
Un percorso di Counseling è lo spazio ideale per sbloccare il tuo potenziale comunicativo. Come Counselor ti accompagno in un viaggio di consapevolezza necessario per:
Riconnetterti al tuo sentire, e alla tua identità: imparerai a riconoscere le tue emozioni senza giudicarle. Saprai che tipo di carattere sei, come funzioni, e se sei una persona introversa o estroversa (e di conseguenza saprai anche ciò che è più nelle tue corde, sia nel lavoro, che nelle relazioni)
Identificare i tuoi reali bisogni: insieme capiremo cosa si nasconde dietro la tua frustrazione o il tuo silenzio, e daremo voce alle tue necessità
Sviluppare un'assertività autentica: acquisirai strumenti pratici per esprimerti in modo fermo ma empatico, senza aggredire e senza subire
Smetti di essere invisibile, innanzitutto a te, e iniziare a vivere nel rispetto della persona che sei. Il primo passo è sempre quello di scegliere di darti voce.
Vediamoci nella tua prima ora di Counseling, insieme.
Potrò dirti su cosa lavorare (in un eventuale percorso breve), per quanto tempo, e per raggiungere quali obiettivi. Lo dico perché ogni persona è unica, e ha sfide personalissime, là dove si parla di imparare a comunicarsi, e esprimere la propria vera natura in relazione agli altri.
Giulia Scandolara - Gestalt Counselor




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