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Mascolinità tossica: cos'è, e perché ne perdiamo tutti

Giulia Scandolara Counseling online, mascolinità tossica
Due "eccellenti" esempi di mascolinità tossica: Jeffrey Epstein e Donald Trump.

Premessa: sempre più uomini sentono il bisogno di capirsi, trovare sé stessi. Non solo “per avere relazioni di coppia più appaganti”, ma per stare meglio con sé.


Mascolinità tossica: online troviamo narrazioni che sono trappole

Molti (troppi) si affidano però esclusivamente a profili social che millantano di insegnare agli uomini a conoscere sé stessi. Sono però profili che incentivano alla fissità (controllo, potere, durezza, dominio, autoritarietà, manipolazione psicologica degli altri).


Oppure, incappano in manuali di seduzione, saggi che non fanno altro che alimentare fraintendimenti su ciò che si deve fare (stando spesso lontani dell’essere, dal sentire, dal provare interiormente).


Online (e in alcuni libri) prevalgono retoriche preoccupanti che invitano gli uomini a riconoscersi nella durezza. L’uomo “vero” (?) deve performare, avere il controllo dei propri risultati (in tutto: dall’alimentazione al denaro, dal sesso, all’allenamento in palestra).


Ecco: questa fissazione per il controllo, il potere, la performance è la base su cui si può solo creare una versione tossica della propria mascolinità.


Mascolinità tossica: cos’è, in parole semplici

La mascolinità tossica è una rigidità, una gabbia sociale che impedisce agli uomini di accedere davvero al proprio mondo, e alle proprie risorse, in modo autentico. Criticar questo sistema (che ora vedremo) non significa dire a un uomo “non devi aver successo”, o “non ambire a posizioni di prestigio”, o “non amare la realizzazione personale”.


Criticare la mascolinità tossica significa spiegare (non solo agli uomini, ma anche alle donne e alla società in generale) che alcune norme sociali e regole culturali hanno imposto agli uomini di mostrarsi sempre forti. Anche, e soprattutto, quando dentro non si sentivano in tal mondo.


Mascolinità tossica e patriarcato

Agli uomini è stato chiesto, da secoli di patriarcato, di comportarsi in modo dominante, cosa che ha normalizzato varie forme di violenza (dagli “schiaffi educativi” ai figli, alla lotta per la conquista, ora di un territorio, ora di una persona…). È stato chiesto di non esprimere le proprie vulnerabilità (tristezza, paura).


L’unica emozione che un uomo vittima di mascolinità tossica può esprimere, guarda caso, è la rabbia. Perché, ancora, riconduce (ma solo in apparenza) alla forza, al dominio degli altri.


Fa sistematicamente parte della mascolinità tossica il disprezzo e la svalutazione di tutto ciò che è percepito come poco maschile, e ciò che è del (presunto) mondo femminile (emozioni, amore, affettuosità, vulnerabilità).


Componente femminile e maschile

Ora, a scanso di equivoci: in ogni persona c’è un lato femminile e un lato maschile (intuito, ricettività, capacità di ascolto e creatività convivono con la logica, l'azione, la praticità e l'assertività).


Ogni persona ha vulnerabilità e punti di forza. Ogni essere umano dovrebbe “non essere invitato” al dominio come modo di esistere, o alla violenza come modus relazionale.


Quindi, lo specifico. Criticare la mascolinità tossica significa non accettare il fatto che agli uomini, per cultura, venga imposto di essere duri, freddi, anaffettivi, invulnerabili, dominanti, iper concentrati sul lavoro, mai bisognosi di aiuto.


Vannacci, il "patriarcato mediterraneo", e un "futuro nazionale" che puzza di super uomo fascista.
Vannacci, il "patriarcato mediterraneo", e un "futuro nazionale" che puzza di super uomo fascista.

Mascolinità tossica: gli effetti negativi

Cosa succede se un uomo nasconde costantemente come sta e cosa prova? Cosa succede, se questo uomo deve sempre apparire forte e invulnerabile?


Si ammala. Di ansia, o di depressione, soprattutto. E, in società, è un uomo che può alimentare la violenza in senso ampio (comunicazione violenta, arrivismo sul lavoro), e la violenza di genere.


Mascolinità tossica e relazioni

Un uomo che è stato cresciuto e educato alla durezza è un uomo a cui è stato impedito l’accesso alle proprie emozioni, e alla capacità di costruire, non solo attraverso la logica, ma anche in base ai propri sentimenti.


Nelle relazioni, quindi, è una persona che può far fatica a lasciarsi andare. Quindi farà fatica a creare una buona comunicazione con la persona che ha accanto. Perché farà fatica a sentire e legittimare le proprie paure, i propri bisogni, e ciò che sente.


Le parole della mascolinità tossica

L’uomo che vivi attraverso la lente della mascolinità tossica è così. Forte, resistente, competitivo, dominante, sessualmente performante, poco emotivo, affronta tutto da solo, disposto a combattere per affermarsi, poco incline a chiedere aiuto, autoritario, capace di controllarsi, sempre, specie quando ha paura o prova tristezza, risoluto, attivo sempre e comunque. Verbalmente o fisicamente violento, anaffettivo, silenzio usato come punizione. Conquistatore. Infedele per "partito preso".


Ora: non tutte queste caratteristiche sono negative, se prese singolarmente. La tossicità emerge e si palesa, nell’uomo, quando la maggior parte dei tratti che ho menzionato diventano un obbligo identitario.

 

Frutti della mascolinità tossica: il Rubygate e il caso Bunga-bunga.
Frutti della mascolinità tossica: il Rubygate e il caso Bunga-bunga.

Mascolinità autentica: come costruirla

Se lo chiedi a me, ti dico che innanzitutto bisogna studiare, conoscere la storia, per comprendere che stereotipo ha creato il patriarcato, per gli uomini. Un modello di super realizzatore che si ritorce innanzitutto proprio contro gli uomini.


Valuta di intraprendere un percorso di relazione d’aiuto, per toglierti questa corazza non tua, e per liberare te stesso dai limiti imposti dalla mascolinità tossica. Impara a conoscere le tue emozioni. Legittima e costruisci i tuoi sogni. E frequenta nuove domande.


Nel Counseling per uomini, il mio compito è infatti quello di destrutturare la mascolinità tossica aprendo nuovi varchi mentali.


Alcune domande dirompenti, che faccio agli uomini che seguo, sono queste: cosa stai provando? Di cosa hai bisogno? Perché quel determinato episodio ti ha ferito? Hai paura di essere rifiutato, se spieghi ciò che senti?


Superare la difficoltà a riconoscere le proprie emozioni

Chi non ha mai avuto accesso (per cultura) al mondo delle proprie emozioni, può non sapere come comportarsi quando è in preda al senso di impotenza, alla gelosia, al rifiuto, alla paura.


Il rischio di non “sapersi leggere dentro” è poi quello di agire a sproposito nelle relazioni, o parlare in modo maldestro. Atteggiamenti che portano a perdere le persone che si amano.


L’uomo che viene educato a non aver bisogno di niente e di nessuno, perché è fortissimo da solo (così crede) è un uomo che cercherà l’amore in modo disperato, azzoppato. È un uomo che deve educarsi all’amore – e il primo passo sarà sempre quello di imparare ad amare le proprie vulnerabilità.


Mascolinità: diventare un uomo emotivamente maturo

Un uomo che ha fatto un percorso su di sé è un uomo che sa come comportarsi di fronte alla propria paura. La accoglie, la ascolta, e la usa per orientarsi verso nuove scelte, più in sintonia con la sua natura.


È un uomo che sa chiedere aiuto, e che non teme di dire il proprio bisogno. Ed è anche un uomo che ha profondi principi e valori. Sa sostenere gli altri, con fraternità.


Pedro Pascal, e la sua (nuova) mascolinità, oltre gli stereotipi.
Pedro Pascal, e la sua (nuova) mascolinità, oltre gli stereotipi.

Accettare le proprie fragilità e i propri limiti

Ecco le parole che possono descrivere al meglio un uomo emotivamente maturo. Sa chiedere senza pretendere. Accetta le vulnerabilità che sente, e le usa per entrare in relazione con gli altri, a partire dai propri bisogni profondi.


Sa mostrare la propria parte autentica con chi vuole, e non deve per forza comportarsi sempre da spavaldo, sicuro, forte, o mettersi sulla difensiva.


È un uomo che non teme le proprie emozioni, anzi, le accoglie, per capire quale messaggio stanno portandogli. Sostiene i messaggi della rabbia senza cadere nella violenza o nella distruttività verbale.


Non si tratta di un uomo “immune alla paura o alle fragilità”. Anzi si tratta di un uomo che, conoscendo le proprie paure e fragilità sa accettare queste parti, senza ometterle.


Uscire dalla mascolinità tossica

Se stai valutando di intraprendere un percorso, per uscire dalla trappola della mascolinità tossica, sappi che nessuno ti chiederà di rinunciare alla tua forza o al tuo bisogno di autonomia.


Piuttosto, potrai liberarti dalla sensazione di dover dimostrare sempre qualcosa, agli altri, alla famiglia, alla persona con cui stai.


Imparerai ad essere forte quanto connesso con le tue emozioni, determinato quanto pacato e valutativo delle circostanze. Imparerai ad essere protettivo, senza dover scivolare nella possessività della persona amata.


Diventare emotivamente maturi significa smettere di usare la propria mascolinità come una corazza per difendersi dalle emozioni o dagli altri. Allora, quest’uomo diventa contattabile. È un uomo a cui si può stare accanto.


Giulia Scandolara - Gestalt Counselor




 
 
 

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