Costruire cambiamento
- Giulia Scandolara

- 25 mag
- Tempo di lettura: 4 min

Il mio compito, nella relazione d’aiuto breve, è soprattutto quello di costruire i passi e il sentiero che ancora non ci sono, là dove si parla di cambiamento personale.
Le persone che vogliono cambiare, molto spesso di chiedono: “sì ma come faccio a…”, (come faccio a lasciarlo, come faccio a trovare un nuovo lavoro, come faccio a spostarmi da questa vecchia modalità di funzionare a una nuova).
La cosa più difficile da trasmettere, in questi frangenti, è che il cambiamento non spunta all’improvviso come un fungo.
Non c’è già una strategia “data” che tu non conosci. E, soprattutto, il mio compito è far comprendere alle persone che devono "mettersi attivamente" a costruire qualcosa che non c’è. E, se vogliono, possono farlo grazie al mio aiuto.
Come si costruisce qualcosa che non c’è
Nessuno sa costruire cambiamento, a meno che non lo faccia per lavoro. Le persone si trovano continuamente nella difficoltà di dover o voler cambiare, senza sapere come farlo.
È in questi frangenti che il mio ruolo è centrale, proprio perché per me è normale costruire cambiamento.
Costruire cambiamento, all’atto pratico, significa dare forma a un nuovo orizzonte di vita, e creare spazio, opportunità, affinché la persona approdi a un nuovo livello di coscienza, facendo suo questo nuovo "stato d'essere".
Cambia il cosa, e cambi anche tu
Il mio compito, quindi, non è solo strutturare un sentiero concreto per sganciarsi (ad esempio) da una relazione sbagliata per sé. Ma è anche far maturare la persona, in modo che approdi a nuovi modi di pensare, capaci poi di richiamare nuove situazioni.
A volte serve aiutare le persone a riscrivere il proprio modo di comunicare, facendo cose che – ad oggi – nemmeno sognano. Ma anche in questo frangente, il superamento della difficoltà corrisponde a un cambio di coscienza.
Ma cambiare non è per tutti
Cambiare, però, richiede calma, respiro. E richiede soprattutto di prendersi un tempo. Chi vuole un cambiamento (di qualsiasi genere) ma non è disposto a rallentare, non otterrà mai nulla.
Io non posso aiutare, ad esempio, quelle persone che entrano in consulenza sperando di trovarsi le cose già fatte. Chi si aspetta che il professionista dica: “guarda, per cambiare la tua situazione si fa: così, così e così” non vede bene la realtà dei fatti.
Serve un tempo laboratoriale, il tempo della relazione d’aiuto, per riflettere, decostruire il presente, capire come mai si sono fatti certi errori.
In questo tempo laboratoriale, inoltre, ho modo di proporre alla persona – dopo una fase di introspezione e analisi personale – quelli che possono essere i nuovi passi da percorrere, per ottenere il cambiamento desiderato.
Senza riflessione non c’è cambiamento
Non può esserci un cambiamento, e una revisione personale profonda e profittevole, senza che ci si prenda del tempo (un tempo calmo, e non vissuto con “l’ansia di quagliare") per rivedere le cose in essere.
Riflettere, inoltre, non è un fatto passivo.
Riflettere non significa osservare un panorama, o “stare lì” a far filosofie sulle cose andate male. È piuttosto un “rivedere attivo”, che consente di passare dal problema, alla soluzione.
Se non facciamo sguardo sul problema, se cioè non ci prendiamo questo tempo di revisione del presente, è impossibile ottenere un cambiamento.
Ecco perché mi ritrovo a dire che è impossibile lavorare per gli agitati, gli ansiosi di cambiare, e soprattutto per quelle persone che credono che il cambiamento sia un rapido timbrare il cartellino, dopo aver capito quali sono i trucchi che prima non si vedevano.
Non ci sono trucchi, solo attraversamenti
Le persone sono sempre più abituate alla promessa di magiche soluzioni, mentre io credo profondamente nel faticare per ottenere un risultato duraturo, che richiede pazienza e disciplina.
Cambiare, inoltre, non ha mai a che fare con strategie meramente funzionali. Non basta cioè cambiare il proprio paradigma di vita.
Serve infatti allineare il cambio di paradigma sulla propria vita al mondo delle proprie emozioni, al mondo del sentire.
Allineo il nuovo obiettivo al nuovo stato di consapevolezza
Ecco poi perché, ad esempio, chi non è emotivamente allineato o allineata con “la nuova strada” non la sceglie: non c’è il sostegno del sentire.
Mi piace dire che aiutare gli altri nel cambiamento che vogliono ottenere sia letteralmente un’arte. Già, un’arte, mentre la massima ambizione di molti è andare a risparmio, mangiando da McDonald.
Ecco poi perché cambiare orizzonte di vita non è per tutti.
Non tutti si concedono quello che oggi è letteralmente diventato un lusso: la calma per guardare, la pazienza per rivedere, la raffinatezza di compiere una vera e propria opera alchemica su di sé, cosa che va oltre il mero raggiungimento dell’ennesimo obiettivo da smarcare.
Mi ci vuole tempo e spirito di collaborazione, per compiere, col cliente, una vera e propria opera alchemica.
Perché passare dal problema alla soluzione attraverso un cambiamento, non richiede solo un nuovo approdo, ma l'aderenza a nuove consapevolezze da parte del cliente, consapevolezze emotive da fare proprie, durante il percorso. Ah! La fretta e la presunzione uccidono l'alchimia del cambiamento...
Giulia Scandolara - Gestalt Counselor



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