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Le dinamiche delle relazioni uomo-donna

Giulia Scandolara Counseling online

Sono preoccupata. Apro Instagram e, proprio come molti dei miei clienti, vengo inondata da esperti che vogliono spiegarmi nel dettaglio le dinamiche delle relazioni (uomo/donna, soprattutto).


Questi profili (coach, ma non solo) hanno lo straordinario potere di semplificare le cose, e complicarle allo stesso tempo.


Dobbiamo educarci alla profondità di pensiero

Semplificano la descrizione dell’incontro o di un comportamento: “lui/lei dovrebbe fare questo. Se non lo fa vuol dire che…” – vince, insomma, un pensiero lineare che è lontano anni luce dal vero lessico delle relazioni. Complesso, articolato, cangiante.


Avremo uno sguardo piatto sulle relazioni, e incontri poveri, incomprensibili

Allo stesso tempo questi spiegazionisti delle relazioni, complicano la comprensione dell’amore.


Perché, educati a fruire di questi contenuti semplici, gli utenti online iniziano a sviluppare una mente lineare (piatta, sarebbe meglio dire) di fronte al complesso mondo delle relazioni che accadono nella loro stessa vita, all’atto pratico.


Ecco perché sono sempre più convinta che, parlare con criterio delle relazioni sia più che mai un atto politico (fondativo della polis).


Mi preoccupa davvero!

Voglio dire – ed è questa, la vera fonte della mia preoccupazione – che, a causa di questi pensieri semplificatori delle dinamiche uomo-donna, abbiamo sempre più persone (adulte e non adulte) incapaci di pensare l’amore, stare nell'amore, relazionandosi con la sua complessità.


Forse, nessuno si sta ponendo il problema: nutrirsi ogni giorno di contenuti online che hanno la presunzione di spiegare tutto (mediante polarizzazioni, e pensieri lineari) produce persone impreparate di fronte alla complessità umana. E qui, ne perdiamo tutti.


Non tutto può essere mappato, nella dinamica uomo-donna

Continuare ad ascoltare coach, mentori che dicono di poter indicare – per filo e per segno – cosa accade all’interno di una dinamica di coppia, plasma la mente in modi devastanti.


Impedisce alle persone di sviluppare un pensiero critico, su di sé, e sui fatti. Non lascia mai spazio al dubbio (“avrò davvero interpretato bene il comportamento o le parole dell’altra persona?”, “non è che magari devo chiedere conferma a lei?”). E invece le relazioni sono piene, strapiene! di dubbi.


Ma facciamo qualche esempio di pensiero pericoloso

Di recente sono (infelicemente) incappata nel profilo di una (una che?) una professionista (non abbassiamo in ogni caso la soglia del rispetto) che su Instagram descrive il proprio contributo attraverso queste parole “Dico quello che vedo. Tu pensaci” (nessun impegno, nessuna responsabilità, ma molta pericolosa vaghezza nella leadership di pensiero).


Ecco il testo di un reel che mi spaventa parecchio

Uomini principessi! Fortunatamente ce ne sono molti oggi. E spero che ce ne siano sempre di più. Uomini principessi perché si sono stancati di essere visti come un bancomat o come un secondo padre. Uomini principessi perché si sono ricordati quanto valgono, e stanno imparando a porre dei limiti, perché hanno capito che prima di essere uomini sono esseri umani. Meritano rispetto, lealtà, amore, attenzione, esattamente come le donne. Uomini principessi perché vogliono essere conquistati, e cosa c’è di sbagliato? Quando una donna vuole un uomo, è naturale conquistarlo. Uomini principessi perché non sono più disposti ad accontentarsi del minimo, e hanno capito che anche loro possono scegliere. Quindi sì, uomini principessi, siate orgogliosi di esserlo, perché quando una donna vi chiama così, significa che avete smesso di soddisfare passivamente i suoi standard e avete iniziato ad averne anche di vostri.”.


Cosa c’è di pericoloso in questo messaggio? Tutto.

Le etichette, in primis. Non siamo al mercato del pesce, dove ci sono gli uomini principessi, gli uomini vassalli, e sa Dio cosa.


Uomini principessi”… “quando una donna vi chiama così”…: non scherziamo.


Si sta creando una pericolosa spaccatura competitiva tra il mondo delle donne e degli uomini. Allora: relazionarsi non è una sfida.


E, se portiamo le dinamiche uomo-donna nel territorio della battaglia fra sessi, con un linguaggio svilente, riduttivo, e provocatorio, sortiremo l’effetto di creare rivalità, abbassamento, denigrazione, giudizio.


Ma è la linearità del pensiero finale, a lasciarmi l’amaro in bocca: “Quindi sì, uomini principessi, siate orgogliosi di esserlo, perché quando una donna vi chiama così, significa che avete smesso di soddisfare passivamente i suoi standard e avete iniziato ad averne anche di vostri.”


Le relazioni sono molto di più di tutto questo

Questo pensiero appiattisce la stessa dinamicità della coppia, contesto in cui non è mai solo lei o solo lui, a comportarsi in un determinato modo. Entrambi i soggetti della coppia, infatti, danzano una storia, dove a volte guida uno, e in altri frangenti è l’altra persona, a condurre o a dare, in differenti modi.


E poi eccola, la polarizzazione.


Se dai, tu uomo principesso (questa definizione mi mette voglia di piangere) allora stai soddisfacendo passivamente. Se non dai, allora sei attivo e vincente. Lei, se dai, è un’approfittatrice, e quando non dai, è una che ti giudica male.


Peccato che, ancora una volta, le cose sono molto, molto più complesse.


Parole pericolose che plasmano il cervello e le relazioni

L’amore, e tutto ciò che si fa per il partner o la partner, non sono un peso. E molti si sentono ad esempio più a proprio agio nel dare. Sono inoltre consapevoli che non stanno “soddisfacendo passivamente” una persona. Ma stanno creando e nutrendo una relazione con lei.


Poi, no.

Non abbiamo davvero bisogno delle generalizzazioni, se vogliamo curare le nostre dinamiche relazionali uomo-donna, dinamiche che sono già abbastanza piene di fraintendimenti e provocazioni inutili.


Manomissioni che creano distanza e sospetto reciproco

Possiamo davvero paragonare un uomo a un bancomat? – posto il fatto che, da ambo le parti, le truffe amorose o lo sfruttamento esistono.


Possiamo davvero essere così indelicate da dire a un uomo che è anche padre della propria compagna, senza approfondire, piuttosto, perché quella persona si trovi coinvolta in una relazione dove non c’è reciprocità?


Quanta poca cura!

Questa non è la chiave per chiarire le dinamiche uomo-donna. Con questo linguaggio (linguaggio che poi crea una mentalità, e un comportamento, con le sue reazioni) ci impoveriamo tutti.


E poi ci sarebbero altri aspetti. Fatti che, dal “discorso”, sono stati tristemente rimossi.


Per secoli, alla donna è stato negato il potere economico. E, molte donne, sono “finite” mantenute dai propri compagni, non tanto perché li considerassero dei bancomat. Bensì perché, per secoli, alla donna è stato impedito di avere un’occupazione e dei soldi propri.


Discorsi a metà che non tengono conto della storia

E, questo “dettaglio” fa parte di un sistema (il patriarcato) che per secoli ha fatto di tutto, per crescere donne piccole, timorose, dipendenti dai loro mariti che, appunto, per vizio di sistema, si sono poi trovati anche a essere(volutamente) genitori della propria moglie. “Volutamente”, perché sulla moglie si esercitava un potere e un diritto di possesso pari a quello che si deteneva sul bestiame (...).


Non è così semplice, entrare in modo pulito nelle dinamiche uomo-donna. E non possiamo peccare di ingenuità, credendo che sia tutto così lineare e sempre spiegabile.


Ma queste parole possono costruire una società (sempre più scissa)

C’è un gioco di potere che, fra i due sessi, è stato inciso nel corpo femminile da secoli di mascolinità tossica – fatto, questo, che comunque non ci deve portare a definire negativi tutti gli uomini.


Non aiutiamo nessuno, così. Separiamo

È pericoloso (e concludo) prendere sul serio contenuti come questi, privi di qualsiasi coordinata con ciò che, a livello storico e culturale, è accaduto nei secoli, tra uomini e donne.


Noi donne arriviamo da secoli di sottomissione, vessazione, abusi di potere. Se è vero che tutti gli uomini hanno il diritto di essere amati e supportati dalla propria compagna, non è con queste arringhe da stadio, che daremo nuova linfa alle relazioni.


Manca poi un dato, a tutto il discorso.


Sempre più donne rinunciano a una relazione con un uomo, preferendo ad esso il proprio bancomat, il proprio tempo libero, la propria indipendenza. Come dicevo… le cose sono ben più complesse.


Giulia Scandolara - Gestalt Counselor



 
 
 

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